Poesie

di

Acruto Vitali

 

 

 


 

PRIMAVERA

 

Tempo di gridi alle gronde in amore,

si scalzano le donne presso i fonti,

alto s'inarca il cielo dei colombi,

tempo di gridi in piena da ogni cuore.

 


 

AUTUNNO

 

Accartocciati silenzi di foglie.

 


 

BONACCIA

 

Uomini a sera fermi sopra il molo,

congiuran contro il mare.

 


 

OFFERTA

 

Coglier l'alba per te, come una rosa.

 


 

PER UN ALBUM

 

Spigano in sogno, in rive ad acque d'oro,

paesi di campane senza grido

dove allodole azzurre fanno il nido,

e le fontane parlano fra loro.

 


 

VANNO

 

Vanno gli uomini e i fiumi,

si soffermano ogni tanto,

si salutano sui ponti

gli uomini e fiumi che vanno,

dolcemente,

forsennati,

per la terra.

 


 

NEL TEMPO DELLE SPIGHE

 

Nel tempo delle spighe,

spiavo lungo i fossi alla marina

i cieli annegati dei vespri

scarmigliarsi nei fondi

e insanguinare l'erba.

Ma sotto il lume d'acqua,

assorta nei fondi,

taceva impietrita la melma

d'un buio dolore.

 

Poi mi portavo a casa dentro il cuore

il primo celeste della sera.

 


 

 

 

A OSVALDO LICINI

 

Oceani d'insonnia

battone alle tue porte;

ma tu, fionda di luce,

ti sei librato sull'ultima luna.

 

Oh angelo, svenuto

lungo i valichi azzurri dei fragori,

t'ha preso il tempo per le mani,

t'ha messo l'ali verso gli alti abissi,

tu, sovra i ponti del dolore:

un fiore.

 


 

MI RIVEDRAI

(A Sandro Penna)

 

Mi rivedrai seduto sulla pietra

della casa in rovina; sulla porta

s'è fermato un presagio che non scocca

sotto il lupo d'agosto che declina.

 

Da trenta lune gira tra le ortiche

la cagna cieca e latra alla marea

in quest'attesa d'anima sepolta

entro questi orizzonti di grondaie;

 

ma il tempo scorre altrove e qui non pesa

che la furia del sole che calcina

questi ciuffi di cardi alle sassaie.

 


 

RISVEGLIO

 

Dal fitto delle case in sudore,

ore colpevoli, sonni d'amore;

dentro le aiuole zuppe di lucori,

si risvegliano i cani randagi

che han dormito sui fiori.

Tra le ciglia del cielo

ride un lembo di mare chiaro

al solletico della brezza,

sui vetri rosa della tua finestra

s'è accesa ora la lampada del sole.

 


 

QUESTO GERMOGLIO D'ALBA

 

Questo germoglio d'alba nata appena,

rosa d'aureola sul tuo capo s'alza,

per cui ti senti tutto benedetto.

 

Tu cammini nel casto incantamento

delle svelate cose

alla fraterna chiarita' del cuore;

E' dolce, andando, coglier lo stupore

delle creature nate dal lavacro

del dì sospinto ad ingrandire il cielo,

 

e dolce è questo

fuoco di sulla che all'ascender lieve

d'una chiocciola ansiosa ecco si scrolla

d'una rugiada che ricade intatta

a rispecchiare il sorriso d'un fiore.

 


 

ANCORATO ALLO SCOGLIO

 

Ancorato allo scoglio onde v'ascolto

morder la pietra e morire cantando.

 


 

A NOEMI

 

Dolce è l'arsura a chi sa che la fonte

geme vicina, più dolce è l'agonia

de la carne straziata quando ride

sul tramonto mortale il lampo eterno

di Dio, per l'alba spiegata dagli angeli.

 


 

OH STORIA, OH GLORIA, OH NOIA!

 

Spreme la terra fiori, vini, amori.

 

Appassiti domani

i fiori marciranno nelle fogne,

i vini senza gioia tracannati

acri zampilleranno ai pisciatoi,

 

e gli amori più belli

consumati sui prati,

sull’erba diverranno

solo un grumo di pallido sperma

che si dissecca al sole.

 


 

A UN GERANIO

 

Sempre tra quadri e cuori

s'intrecciano i miei amori,

tra quadri e cuori, sempre.

 

Sono un ape randagia

che sugge solo al fiore

il miele del dolore.

 

E vado, inconsistente,

ignorato dal mondo,

nel suo girotondo.

 

Ma ritorno ogni sera a un breve vicolo,

a questa vecchia virgola del mondo,

a gettare un sorriso a una finestra

chiusa da settant'anni;

 

sbriciolato da passeri in amore

un davanzale di fradicio sole:

rosso come il mio cuore,

dolce come il dolore,

nel suo vaso di latta c'e' un geranio

che s'e' dimenticato di morire.

 


 

LA FELICITÀ?

 

Quando mi risveglierò dentro un bel sogno,

e questa carne spiritata

più peso non sarà, e vedrò il volto

de l'ultima bellezza disvelarsi

da le corolle dei giorni morti,

e nell'ultimo attimo di sangue,

i miei esuli amori senza patria

verranno a riconoscermi e sarò

per un istante, ricomposta favola,

forse allora

potrò guardare la felicità.

 


 

IO SONO UN FILO D'ERBA

 

Io sono un filo d'erba,

un briciolo di vita senza storia,

nella penombra quieta d'un'attesa,

sul ciglio d'una trepida memoria;

soltanto un filo d'erba dove vive

si muovono le cose

de la vita infinita

intorno al mio sempre nuovo stupore;

lasciate ch'io rimanga un filo d'erba,

in ascolto, leggera,

che chiede poca luce e poca terra,

per vivere il suo giorno senza gloria.

 

In quel tempo, lo so,

fui un passero socchiuso tra le ciglia

d'un alba a la gronda del cielo,

e fui conchiglia sotto i plenilunii

errante sull'argento delle arene,

e tra le dita delle palme un'arpa

io fui,

a modulare la voce del vento.

 

In quel tempo, lo so, quando il mio cuore

era una vela gonfia di partenze,

con l'infinito e gli spazi giocavo,

ero il trastullo degli arcobaleni;

su le ghiaie celesti della sera,

le tamerici sudavano sale

per la mia lunga sete, fino a quando

le mani assonnate dell'alba

mi adagiavano, vinto, sulle arene.

 

In quel tempo, lo so, quando

sui tersi cristalli degli autunni,

nei miei balzi rupestri,

io sfioravo gli abissi ridendo,

l'ultimo falco dirupato ai monti,

tra le nuvole aveva il mio destino,

e le canzoni gittate allo spazio

a spaurire i silenzi rapinosi

era il mio gioco.

 

Perso tra le giogaie

dei monti, sovra a un filo di vertigine,

sedeva a fior di sera il mio pastore

a conversar col primo astro del cielo.

 

In quel tempo, lo so, quando tuffarmi

amavo dentro i vicoli rissosi,

sulle città rutilanti di luci,

sugli asfalti ove stridono i motori,

sulle frontiere fatiscenti dove,

senza catene, irrompe

il vento cieco della libertà

che incespica coi vivi e irride ai morti,

dove l'amore gioca con lo stupro

e ha il sapore del sangue.

 

In quel tempo, lo so, ma ora io sono

soltanto un filo d'erba,

un briciolo di vita senza storia,

soltanto un filo d'erba

che chiede poca luce e poca terra

per vivere il suo giorno senza gloria.

 


 

E DOPO UN LIETO ANDARE

 

E dopo un lieto andare,

su gli aspri sassi i dolorosi passi

ultimi de la vita.

 


 

LA VITA

 

Triste ? No... forse.

E' una parola gaia la vita

che ha un sapor di sete buona

che nel cuor, s'e' puro, umida suona

come un canto di riva e di grondaia

come polla che s'apra con stupore alle fraterne cose

e lieve a foce muove col primo canto

e porta a foce quella gioia del suo primo stupore.

Gemmula che del primo aprirsi,

porta del primo sole il gusto nel suo giorno

e al suo tramonto quel suo sorso porta

sorso che gli bastò per tutto un giorno.

La vita

fuga breve che non lascia neppure l'orma tanto e' svelta,

e lieve un domani che tremulo si sfascia pria dell'approdo

qual fiocco di neve prima di un suo posarsi

Un segno inciso nell'aria, un'ansia d'onda

che e' già nulla prima di farsi bella

un breve riso vissuto all'ombra della prima culla.